Un corridore decide di sanguinare liberamente durante una maratona, ecco perché

Kiran Gandhi, una batterista e attivista, ha fatto scalpore quando ha deciso di correre la Maratona di Londra mentre sanguinava liberamente.

La sua decisione di non indossare un tampone o un assorbente durante la gara è stata una dichiarazione contro lo stigma legato alle mestruazioni e un appello a una maggiore consapevolezza del problema.

Nel suo post sul blog, Gandhi ha scritto:

“Ho corso con il sangue che gocciolava sulle gambe per le sorelle che non hanno accesso a tamponi e per le sorelle che,

nonostante i crampi e il dolore, lo nascondono e fingono che non esista. Ho corso per dire che esiste, e ogni giorno lo superiamo.”

La decisione di Gandhi è stata accolta con plauso e critiche.

Mentre alcuni l’hanno applaudita per aver infranto un tabù e per aver sensibilizzato sull’argomento delle mestruazioni, altri l’hanno definita “disgustosa” e “non igienica”.

Tuttavia, il messaggio di Gandhi era chiaro:

le mestruazioni sono una parte naturale della vita e non dovrebbero essere stigmatizzate o nascoste.

Le donne non dovrebbero vergognarsi dei loro corpi.

Come lei stessa ha detto, “Sul percorso della maratona, il sessismo può essere sconfitto.”

La sua decisione di sanguinare liberamente durante la gara è stata una potente dichiarazione contro le norme sociali che dettano come le donne dovrebbero comportarsi e cosa dovrebbero nascondere.

Il messaggio di Madame Gandhi è chiaro e forte: i cicli mestruali sono un processo biologico intrinseco che non deve essere stigmatizzato o nascosto.

Attraverso la verbalizzazione e i passi concreti, possiamo puntare a una società in cui le mestruazioni non siano un argomento tabù.

 

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